Come argomento del primo articolo di questa sezione, non potevo che scegliere una delle peculiarità della mia proposta: la possibilità di svolgere sedute non solamente in lingua italiana.
Infatti, come riportato anche sul mio biglietto da visita, offro a tutti i miei pazienti, sia a Lecco che a Malgrate che a Calolziocorte, l’opzione di effettuare i colloqui in inglese, urdu e punjabi.
Come mai ho scelto queste tre lingue?
Per quanto riguarda l’inglese, è presto detto: si tratta di una lingua che maneggio in modo funzionale sin dai tempi delle scuole. Ho avuto la possibilità di cimentarmi in colloqui clinici in lingua inglese per anni, nelle mie esperienze come psicologo presso alcuni CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) per migranti nella provincia di Lecco.
Sempre queste esperienze professionali, tanto significative per la mia crescita come psicologo e come individuo, mi hanno fatto avvicinare con rispetto ed empatia alle condizioni dei migranti provenienti dall’Asia Meridionale. Infatti, l’urdu è la lingua ufficiale del Pakistan ed è parlato anche in Bangladesh e India; il punjabi si parla in Pakistan e in India. Queste sono state le lingue madri di tanti miei pazienti che ho visitato nei centri di Lecco, Vercurago, Carenno, quando mi occupavo del supporto psicologico ai richiedenti asilo. Mi sono appassionato con tutto me stesso alle sorti di questa popolazione dolente, politraumatizzata, nella grande maggioranza dei casi affetta da DPTS Complesso cronico: ho deciso che, con la conclusione dei miei incarichi, il mio impegno non si sarebbe esaurito.
Con il passare del tempo, molti ospiti dei CAS regolarizzano la loro posizione burocratica e si inseriscono armonicamente nel nostro tessuto sociale: lavorano, studiano, fanno famiglie, votano, pagano le tasse, partecipano. Paradossalmente, una volta usciti dalla condizione di ingresso, regolarizzata la loro posizione, i migranti sul territorio nazionale faticano a trovare servizi utili alle loro esigenze psicologiche. E già prima, tra Centri di Prima Accoglienza (CPA) e Centri di Accoglienza Straordinaria, le loro possibilità di curare la propria salute mentale sono davvero esigue! Ho quindi deciso di tornare a collaborare con il traduttore e mediatore culturale del quale mi avvalevo, ovvero Hamza Idrees, per garantire un servizio di salute mentale anche a questa fascia della popolazione. Si tratta di una possibilità a livello privato – con la speranza che anche il settore pubblico possa tornare ad avere attenzione a queste dinamiche – e con un prezzo calmierato, per venire incontro alle possibilità di tutti.
Un piccolo passo, sperando sia utile e significativo, nonchè l’ennesima dimostrazione del forte peso politico e sociale che la psicologia può esercitare sulla collettività, la quale è tutta bisognosa di cura e di ascolto.

